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    November 11

    Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXXVIII

    E' Natale. Anzi no. Il problema è che bisogna sempre fare tutto di fretta, non c'è tempo per stare a guardare il calendario e contare i giorni che mancano. E' Natale adesso. Lo sarà anche domani.  Per alcuni lo era il 30 Ottobre.Non è una data a caso: è la data in cui io, povero ignorante, mi apprestavo a festeggiare Halloween (traslando il ragionamento, dovrei iniziare a festeggiare il Natale intorno al 23-24 Dicembre). Il giorno 30 Ottobre, lo ripeto per verità di cronaca, mi sono andato all'Esselunga per fare degli acquisti tecnici per la festa in villa di Halloween, organizzata sapientemente da amici. E' sabato sera, e come ogni sabato sera la gente pensa che con il finire della settimana, finiranno anche le scorte mondiali; quindi tutti sono all'Esselunga. Faccio coda anche per prendere il carrello, a cui rinuncio subito. Quando vedo due che si litigano anche l'ultimo cestello lanciandosi meloni e verdure, decido di entrare con le mie gambe e portare tutto a mano. E' dopo il percorso obbligatorio tra la frutta che mi accorgo di un fatto. La mia vista non mi inganna: hanno già messo un reparto dedicato interamente al Natale. Palle, decorazioni, alberi di Natale..... Ma questo ormai non mi stupisce più di tanto. Quello che mi stupisce è un commesso, al quale chiedo gentilmente dove posso trovare il reparto Halloween, che mi risponde :" No, no, quelle cose le abbiamo già tolte". "EH?". Non ho discorsi validi per ribattere. Ritorno dunque bambino e faccio l'unica domanda possibile :" Perchè?". Risposta :" Eh sai com'è il mercato...". "Quello dove urlano e vendono il pesce?" sarebbe stata la mia risposta. Se non fosse che un altro cliente mi porta via il commesso. Rimango davanti alle luci intermittenti e ad un Babbo Natale che fa "OH-OH-OOH". Abbasso la testa. Passata la delusione mi dirigo a comprare due o tre cose da mangiare e vado mestamente alla cassa, con la morte nel cuore. Non è finita. Nel momento in cui mi accodo ad una signora, sbircio dentro il suo cestello e vedo quella cosa. Innominabile per essere il 30 Ottobre. La signora davanti a me sta comprando un calendario dell'Avvento. "COSA?COSA?COSAA??". Dentro di me odio e pena di incrociano, ma il tutto è ricoperto da insulti molto pensanti alla donna e al suo mestiere, ai suoi parenti e via dicendo. Non oso aprire bocca per evitare figuracce. L'unico desiderio è quello di tirare giù i pantaloni e orinare dentro il cestello. Possibilmente sopra il calendario.
    Non finisce qui. O meglio, per il 30 Ottobre è tutto; ma pochi giorni fa ho visto ben peggio. Mentre camminavo per le vie intorno a Missori, guardandomi in giro per la città, osservando i passanti... sì, insomma...mentre camminavo, ho visto una signora con tanti bei pacchetti. Il sospetto cresce in me. "Non può essere..." penso. Le nostre strade si incrociano ed ecco che da un grosso sacchettone spunta fuori un bel pacco grosso con sopra la scritta " Merry Christmas" tutta decorata e dorata. "Merry Christmas??! ". Ai primi di novembre?Ai primi  di novembreee? Ma stiamo scherzando? A Novembre al massimo la città si accende in un istante, il mio corpo non si veste più di voglie e tu non sembri neanche più così forte, ma non si va in giro con MERRY CHRISTMAS!! No! Volevo fermarmi e dirle :" Lei è una testa di cazzo!". Ma poi ho pensato che potrebbe esserci qualcuno che conosco che sta facendo la stessa cosa....quindi è meglio tornare a casa. Anzi, prima passare dall'Esselunga, tornare a casa e mangiarsi il panettone appena comprato. Tanti auguri!

    October 06

    Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXXVII

    "Accade spesso di sognare. Qualche volta ricordiamo anche le immagini di ciò che abbiamo vissuto. Sembra che ci ricordiamo dei sogni che si sviluppano poco prima del nostro risveglio... ma le interpretazioni sono davvero tante e le teorie ancora maggiori, quindi lascio ad ognuno la propria teoria. Pochi giorni fa ho fatto un sogno davvero strano, un po' come tutti; ma questo aveva qualcosa di straordinario. Iniziava più o meno così...
    Sono in una classe, forse uguale a quella del mio liceo, forse mi trovavo nella classe di liceo per eccellenza, un po' uguale, un po' diversa a tutte le classi. Ci sono delle presenze, i miei compagni, ma non li distinguo. Sono in piedi davanti alla lavagna, a fianco a me c'è un mio compagno di liceo che riconosco. Riconosco purtroppo anche la professoressa: l'Alessandroni. Riconosco la situazione: sono interrogato in matematica.  Prevedo uno degli incubi peggiori. In realtà l'interrogazione volge verso il paradosso, verso qualcosa che non ha molto senso... Del resto sono immerso nel mondo dei sogni, dove non ci sono regole stilistiche, regole logiche; dove lo sceneggiatore non esiste, ma il tutto risulta essere un concetrato di fantasia, idee, follia. La prof.sa, invece di esporre un problema, un'equazione, un qualcosa di matematica (
    mi viene in mente da citare solo "problema" ed "equazione"; matematica è il mio incubo anche quando sono sveglio ndr), offre una sfida quanto mai singolare. La lavagna ha delle dimensioni sproporzionate, e al lato di quest'ultima si trova uno strano marchingegno/essere/mostro/non so cosa ho bevuto la sera precedente per sognarlo: c'è un uccellino (finto, di non so quale materiale ma non importa) alle zampe del quale sono legati con lo spago dei cruciverba, che pendono verso il basso. La professoressa spiega: "Trovate un modo per fermare l'uccellino, utilizzando solo formule matematiche". Già, perchè questo uccellino inizia a muoversi dal bordo della lavagna e percorre volando molto lentamente la superficie della stessa, come una specie di segna tempo. I cruciverba svolazzano al vento. Io comincio a scrivere un'operazione, ma siccome un fondo di verità c'è sempre, sono davvero scadente, impreparato, un po' capra. Quindi mentre io scrivo (se volete annotarvi i numeri per il superenalotto...poi si smezza se succede qualcosa, eh?) 26 diviso 45+12/(x+1)(x-1), vedo che la lavagna del mio compagno si riempie di numeri ed operazioni, tutte giuste. Non capisco dove voglia arrivare per fermare l'avanzata del passeraceo, e resto nel mio brodo. Apro una parentesi per sottolineare quel maledetto (x+1)(x-1) che deve essere un maledetto giochetto dei matematici per esprimere in realtà un'altra operazione...ma non ci ho mai capito niente, nemmeno imparando a memoria...
    Dunque il panico comincia a salire, e il sogno si trasforma in incubo tra i peggiori, quelli in cui non riesci a fare le cose. Io non riesco a fermare l'avanzata. Ma ecco la svolta. La trovata. Il genio. L'illuminazione. L'acume. L'apice. Il "tocco". La finezza. Il mio "io" dei sogni cancella tutta la lavagna. Sembra concentrarsi un attimo e poi, con sorriso beffardo, scrive una cifra seguita da una lettera.
    1609,344 m (proprio questa!!! ndr)! Forse avete già intuito a cosa si riferisce. E' la cifra numerica in metri dell'unità di misura del Miglio. Cosa c'entra? Miglio:Il miglio (Panicum miliaceum, L.) è una pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia delle Poacee (o Graminacee). Rientra nel raggruppamento dei cereali minori. (Quest'ultima definizione non l'ho sognata, è presa direttamente da Wikipedia.). Miglio, cereali per il quale sono ghiotti molti passeracei! Non c'è seguito alla storia, perchè non so se effettivamente l'uccellino si sia fermato a gustare, perchè l'immagine seguente era quella di camera mia. Mi sono svegliato ridendo."
    October 02

    Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXXVI

    "La verità è che nessuno guarda più dritto negli occhi delle persone. Eppure ritengo che sia una delle cose più belle da fare quando ti trovi davanti a qualcuno che conosci, ad un amico, alla persona che ami. Ci sono molti modi di guardare, vedere, osservare, scrutare... Certi sguardi sorprendono, sembrano interrogarti; in quell'istante senza tempo uno sguardo può emozionarti; in alcuni occhi si vede la tranquillità di un'amicizia, in altri la curiosità di conoscersi, in alcuni la paura di perdersi, in altri le lacrime. Mi piacciono gli occhi. Riduttivo chiamarlo semplicemente sguardo; chiamarli occhi. Molte le frasi, i detti come "gli occhi sono lo specchio dell'anima". Frasi fatte per chi ci vuol credere. Guardarsi e sentire un'emozione. C'è bisogno di una frase per questa meraviglia?"
    August 10

    Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXXV

    "Lancio ancora una volta il frisbee. Ultima serata, la più difficile da chiudere. Già volate due settimane, ma non è tempo di stare a pensare, di stare a ricordare. E' tempo di andare avanti perchè così solo si può andare. E allora vi dico che andrò avanti, semplicemente così, con le valigie sempre piene, con il sorriso e i pensieri leggeri. Le vacanze universitarie sono le migliori; non c'è niente da fare. Ci sarebbe da dire, ma è meglio lasciar perdere e mandare a cagare la parte discorsiva; aneddoti, storie, risate... le "cartoline" personali di un'estate. Ci sarà tempo per raccontare! Sono passate due settimane e si va avanti così. Chi si ferma  è perduto ('orca mignotta, che serietà!!). Avevo bisogno di andare lontano (sta favona, ben 1093km...!!! Aiut'!), di cambiare un attimo aria. Ora sto in pausa ancora un po'. Poi ci si rivede a Settembre. E sarà un nuovo anno. Entusiasmo a mille. Lancio ancora più forte il frisbee... riescono a prenderlo. Che caldo fa!? Non ho voglia di chiudere la serata, vorrei, come sempre, come ogni volta, come ogni maledetta volta, ricominciare e ripartire per le vacanze. Sarebbe bello. Sarebbe troppo. Non avrei mai dei ricordi così. E allora vi lancio ancora il frisbee. Provate a prenderlo stavolta. Sorrido. Guardo in alto. Luna. Che belle le vacanze..."
    June 27

    Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXXIV

    Basta. Ho perso. Ho sempre perso, forse non sono mai entrato in partita. Ma cosa vado a pensare? Non so nemmeno di che cosa stiamo parlando, non so nemmeno scrivere. Sono indietro anni... sono rimasto indietro, dove pensavo di essere arrivato? Buttare via tutto. Il mio ruolo mi è stato assegnato già tempo fa, e non ho mai voluto crederci; non ho mai voluto assumerlo con convinzione. Chiara è la vicenda; tutto è come sembra, senza troppi problemi o ripensamenti. Ti dicono di riflettere, di cercare, di capire, di aspettare. Amo queste cose. Non è mai vero niente. Vendo tutto, anche i ricordi. Al primo offerente. Mai entrato in partita; sempre avuto le idee sbagliate. Sempre perso. Per fortuna ognuno ha il suo ruolo. Ha la sua parte. La mia parte è sempre stata lì ed ho cercato di non pensarci. Ma nessuno può uscire dal proprio ruolo. Tutto ha un suo senso. Tutto gira secondo leggi e teorie. Tutto è ragionato e pensato. La ragione detta legge. Bella roba. Basta.
    June 07

    Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXXIII

    Lacrime che nessuno vede. Musica che nessuno sente. Indossa la tua maschera e vai avanti. Indossa la tua maschera e recita sul palcoscenico di ogni giorno; il copione è già stato scritto: rispettalo e vai avanti così. Non puoi sbagliare, tutto è già previsto; i ragionamenti sono già stati fatti e non si può agire diversamente. La ragione prevale sempre. Indossa la tua maschera e fai finta che la vita vada avanti lo stesso, fai finta che non sia passato del tempo: sei sempre sul tuo palcoscenico a recitare una parte. Sei sempre sul palcoscenico a recitare la tua vita, a mostrarti ad un pubblico che è pronto a distruggerti in un istante. Un pubblico che per amarti necessita anni di spettacoli. Va tutto bene, passerà. Tutto quello che fai sembra sbagliato, ma fa parte di un copione che non hai ancora letto. Un sipario che non si chiude mai. Un pubblico che non ti applaude mai, che non è mai soddisfatto.  Sa solo giudicare. Tutti recitano una parte. Tutti hanno una parte. Inchino profondo. Nessuno applaude. Lo spettacolo deve andare avanti.
    June 05

    Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXXII

    Invertire la rotta. Cambiare completamente il proprio punto di vista, andare contro le proprie idee. Pensarla in modo diverso, scovare le idee che non avresti mai preso in considerazione. Che cosa devo fare? Non lo so. Non lo so proprio; non so nemmeno da dove ripartire, non capisco a che cosa devo puntare. In poco tempo è cambiato tutto; in poco tempo sono cambiato, siamo cambiati e il mondo non sembra dare segni di aver colto questo cambiamento. Il calendario va avanti allo stesso modo, non si ferma mai a chiedere spiegazioni. L'importante è strappare la pagina dei giorni che passano e vedere quale sarà il santo del giorno dopo o la frase o la ricetta. O il compleanno. Quello che deve avvenire è scritto qualche pagina avanti, ma ben presto diventa carta accartocciata nel cestino e tutto avviene molto rapidamente. Tutto è già accaduto: la parte migliore è aspettare. La parte migliore è andare a letto la sera prima di quel giorno che aspetti. La parte migliore è saper attendere e gustarsi le ore di attesa, provare a immaginare come sarà. Poi ci sono solo i ricordi e i rimpianti di come poteva essere e di come non è stato. E allora sono fotografie, sono lettere, sono ricordi. Tutti dentro scatole, dentro memorie di computer, di telefoni, sparsi per la casa, ovunque. Da nessuna parte. Non sai nemmeno da dove ricominciare. Chiedere di rifare, di ripetersi. Una ripetizione che non sarà mai uguale, perché il presente è effimero. Il presente quasi non esiste. C'è solo il passato o il futuro. Il passato già non c'è, il futuro ancora non c'è. Siamo in mezzo a questo scontro di tempo. Le emozioni ci colpiscono e scolpiscono i nostri ricordi. Viaggiamo in avanti guardandoci solo indietro. E' passato un anno e non riesco a crederci. E' passato un anno, ma non so quantificarlo; non sono in grado di dire che cosa sia successo. Forse ho sognato, forse sto sognando. Forse sono troppo stupido; sono troppo al di là delle cose. Un nuovo compleanno, un nuovo anno. Ma è davvero andata così, di nuovo? Sto toccando il fondo; sempre più giù, sempre più su. Su e giù dentro un gioco del destino che nessuno controlla e che tutti conoscono. Su e giù sull'altalena della vita. Un moto continuo che non ha spiegazioni, non ha regole e non guarda in faccia a nessuno. Tutto deve finire, forse è già finito prima ancora di cominciare, perché quello che importa è l'attesa. Sto ad aspettare allora, per poi ricadere e trovarmi in fondo al nulla. Per trovarmi a pensare, come sempre e mai concludere. Per trovarmi a ridere di me stesso, mentre il mondo va molto più veloce verso il futuro senza pensare. Perché forse è giusto così, e io rimango sempre indietro. E le scatole si riempiono di ricordi. E il mio sguardo è rivolto sempre verso il passato. Verso il 22. Svegliati dani, ormai sono già 23.
    May 28

    Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXXI

    "No, non ci siamo. Con gli occhi proprio non c'è feeling. Tutto è iniziato quando ero ancora un giovane alunno della scuola elementare, quando portavo tranquillamente il grembiule e le scarpe con le strip perchè quelle con le stringhe erano per i grandi che sapevano fare i nodi.  Sono miope, e questo lo sanno tutti. Allora pero' non lo sapevo mica. Me ne sono accorto nel momento in cui cominciavano a sfuggirmi dei particolari in giro per la città. La curiosità di quegli anni spingeva i miei compagni e i miei genitori a guardarsi intorno e indicare cose nuove. Case, palazzi, alberi, monumenti strani non erano un problema. I cartelli e i cartelloni pubblicitari un po' di più: nel momento in cui mi veniva indicata una scritta da leggere la mia risposta era sempre "Dove, dove?". Anche i cartelli stradali erano un mondo a parte. Non vedevo una mazza. Per fortuna la patente era lontana. Il gioco del periodo era infatti riconoscere o leggere i cartelli. Ma la mia risposta a domande del tipo "Che cartello è quello?" era sempre la stessa :"Dove, dove?". In un primo momento si pensava fossi distratto...ma non vedere la scritta STOP destava troppi sospetti. Una visita dall'oculista fu la conseguenza più logica. Sinceramente non mi ricordo come è andata, ma sono sicuro che sono uscito dallo studio per andare subito dall'ottico e farmi gli occhiali. Non dico che dovevo andare in giro col bastone bianco e un cane con la pettorina della Croce Rossa, ma la sensazione era quella. Da quel giorno mi sono ritrovato con un paio di occhiali appiccicati sul naso. Molte vicende si sono succedute. Ricordo strane pastiglie ai mirtilli dentro le carote, che fanno tanto bene alla vista (certe notti mi sembrava di vederci come i gatti), occhiali persi o rotti, cambi di lente per il peggioramento della miopia, visite oculiste strambe con medici che ti illuminano il cervello e ti dicono se ci vedi (ma che cazzo ci vedo se mi punti una torcia di fiamme nella pupilla?), fotografie alla retina, medicamenti e tanto altro ancora. L'allergia non aiuta il mio rapporto con gli occhi, che in questo periodo lacrimano un sacco. E allora l'ho pensata giusta e ho deciso di provare le lenti a contatto per quando gioco a calcetto, dal momento che giocare con gli occhiali è un rischio  e giocare senza è una tragedia (non vedo nè la porta, nè la palla nè i miei compagni). Ho avuto sempre dei dubbi perchè solo il pensiero di qualcosa nell'occhio mi rende tipo Edipo: piuttosto me li cavo all'istante. Basti pensare che mi dà fastidio guardare nei centri commerciali gli appendini di ferro dove si agganciano i prodotti. Quelli rivolti verso l'esterno; mi basta guardarli che me li sento già tutti dentro negli occhi. Per questo non faccio mai il fai-da-te. Infine mi sono rassegnato e ci ho provato. Sono andato dall'ottico pensando di cavarmela in pochi istanti. In verità ho scoperto che non è facile come sembra, anche spalancarsi le palpebre con le dita e metterci dentro una lente non è il mio hobby preferito. Tenendo presente che non sono abituato a truccarmi e ficcarmi matite negli occhi, il procedimento è risultato più difficile del previsto. In verità non mi danno fastidio per niente, anche se l'occhio mi diventa rosso e sembro Terminator. Il destro (occhio) sembrava essere consapevole di quello che accadeva e la lente è entrata praticamente subito. Il sinistro non ne vuole sapere ancora. Come al solito quelli a sinistra devono sempre complicare le cose e andare contro corrente. Imparerò in fretta, anche se aprirmi gli occhi forzatamente è una cosa che non mi torna. Così per un po' di tempo mi sono trovato con un occhio senza lente. Ho provato a fare un giretto, ed è stata un'esperienza devastante. Vederci con un occhio, ma non con l'altro è provoca degli scompensi, anche perchè l'immagine che vediamo è una sola. Non capivo dunque se ci vedevo  o no. Non sapevo se svenire, vomitare nel negozio, bestemmiare e girare il collo di 360°. Ho risolto con un sorriso di circostanza e ho detto che andava tutto bene, ma era meglio togliersi la lente. Il procedimento per togliersi la lente, secondo me, è vietato dalla legge italiana, ma nessuno lo sa. Spalancare l'occhio con due dita e infilare due dita ad uncino per pizzicare e tirare via la lente. No, dico, ma stiamo scherzando? La signora mi dice che c'è un altro metodo, più brutale ancora. Ma cosa può esserci di più brutale? Vi dico la verità. Io non avevo ancora visto niente, per restare in tema. La tecnica consiste nel prendersi l'occhio e strizzarlo, come quei giochi per ragazzi in cui strizzi l'occhio grande quanto una palla da tennis ed esce un liquame gommoso dalla retina. Siamo sullo stesso livello. La lente esce fuori come un tappo esce dallo spumante. Solo che l'occhio strizzato è il mio e non è di gomma. Ma risale al Medio Evo più oscuro una cosa del genere. Ho subito imparato il metodo tradizionale. Preferirei tenermi gli occhi nelle orbite. Ma prima o poi imparero' a togliere e mettere le lenti a contatto, anche con una certa classe. Altrimenti giocherò a calcetto senza occhiali, ripetendo e ricordando una frase tipica della mia gioventù. "Dove, dove?"
    May 25

    Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXX

    "Sparategli. E dategli un'idea, così che non si trovi davanti ad un foglio bianco. Fatelo parlare, finalmente, così che non stia sempre zitto ad ascoltare.  Lasciatelo scrivere, così che possa esprimersi. Aprite la finestra, per farlo guardar fuori, per farlo respirare. Non fategli dire "io", ma fatelo parlare.  Fategli ascoltare della musica. Lasciatelo ridere e piangere. Lasciatelo recitare. Lasciatelo dormire e sognare. Osservatelo mentre è turbato, mentre pensa. Ridete di lui.  Ditegli "ciao". Ditegli "addio". Fategli una foto. Ricordàtelo quando non c'è, dimenticàtelo quando è tra voi. Dategli suggerimenti. Ammiratelo e disprezzatelo. Fategli battere il tempo, le mani. Regalategli del ritmo. Apritegli la porta. Fatelo bere. Lasciate che si muova, che salti, che danzi, che improvvisi. Lasciatelo agire. Sparategli."


    May 20

    Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXIX

    "Insomma. Tanti anni che ci conosciamo e nemmeno poche parolette spese per presentarlo. Già non mi ricordo la prima volta in cui ci siamo incontrati... e pensare che qualche anno fa non lo sopportavo proprio, invece ora non potrei fare a meno della sua presenza. E ho bisogno di lui più volte al giorno. Per fortuna riesce sempre a farsi trovare, è sempre disponibile anche se qualche volta devo pagare per averlo. Dicono che venga da lontano, ma che la sua massima realizzazione l'abbia qui in Italia. Sono d'accordo. Mio caro caffè, credo sia la prima volta che ci incontriamo in queste pagine, e chiedo perdono. Ho deciso così di assegnarti vari premi e titoli per ripagarti e per farti capire quanto ti apprezzo e quanto ti conosco. Procedo in ordine sparso, per come mi vengono in mente. Premio "Fedeltà" al caffè inteso come bevanda generale. Premio "Meno male che ci sei altrimenti la faccia mi cadrebbe nella tazza di latte coi biscotti" al caffè della mattina, qualunque esso sia. Premio "Ho infranto il primo comandamento quando mi hanno regalato la macchinetta del caffè con le cialde" alla Nespresso. Premio "Meno male che avete riaperto perché il vostro caffè è il migliore di Milano" a Taveggia. Premio "Facciamo pausa" al meritato caffè dopo qualche tempo di studio in biblioteca per andare a chiaccherare e prendere aria. Premio "Aroma migliore" a tutte i bar, le caffettiere del mattino, le torrefazioni che ho incontrato e odorato. Premio "Minchia fate proprio cagare a fare il caffè, ma io non posso restare un mese senza e vi va di culo che vi do i soldi" ai francesi, che non sanno manco che cos'è un espresso. Premio "Non mi dimentico di te, e dei gesti unici per prepararti e del tuo inconfondibile rumore e sapore" alla cara vecchia moka, mandata in pensione con l'arrivo della nuova tecnologia. Premio "Oggi offro io" a via Noto Premio "Non ce la tiriamo troppo, ma grazie per esserci, perché mi avete salvato dal caffè chimico" alle macchinette di Via Noto che hanno pure il caffè di marca Lavazza Blue Premio "In tanti è meglio" alla moka per 12 persone di Varese. Premio "Minchia sono pieno come una merda, ma per chiudere mi ci vuole solo il caffè altrimenti non pago il conto" a tutti quei pasti nei ristoranti, pizzerie, osterie, taverne, bettole che si concludono con un cafferino. Premio "Cazzo avevo in testa quella volta" quando ho preso il mio primo caffè corretto con la grappa. Premio "Dai che poi diventi nervoso" al primo anno di università che andavo alla buona media di 10 caffè al giorno. Premio "Ahaha, non ti piace il caffè? Non sei mio amico..." (senza spiegazione) Premio "Sarà l'acqua, sarà l'aria, sarà anche il caffè, ma siete i migliori a farlo" a Formia e Gaeta, dove ho bevuto i caffè più buoni della mia vita. Premio "Il miglior accompagnatore per guardarsi una serie tv (e al pomeriggio rischio di incrociare Bruttiful)" a tutti quei caffè bevuti davanti alla tv o al pc. Premio "Incontriamoci per un caffè" a tutti quelli che mi accompagnano. Premio "Se mi fate lo scherzo di finire il caffè in casa, vi lancio dalla finestra tutte le possibilità di fare colazione" ai miei familiari. Premio "Chi fa il caffè con l'orzoro non ha capito il senso della vita" Premio "Due cucchiaini di zucchero o uno solo è uguale, basta che ci sia la tazzina piena" ai miei caffè quotidiani. Premio "Sei il mio vizio preferito" va proprio a te, mio caro caffè. E non ho altro da aggiungere, se non che ci vediamo tra poche ore...
    January 18

    Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXVIII

    "Novembre,Dicembre e già Gennaio. Tutto sembra correre via velocemente; effettivamente così è. Ci sono tante cose da raccontare, tante esperienze da dire. Pagine e pagine dovrebbero essere scritte. Eppure l'ultimo scritto risale a qualche mese fa. Pensavo fosse di meno. Novembre. E siamo già a Gennaio. La voglia di scrivere non mi è certo passata, anche perchè per la testa mi gira una bella idea (da qualche anno a dire il vero..) e  non trovo mai l'attimo esatto per cominciare e realizzarla. La voglia di scrivere c'è; ma quello che forse mi lascia lontano da queste pagine è il fatto di poter raccontare quello che mi succede già a quacuno. A te. Non trovo molte altre spiegazioni. Credo ci sia più soddisfazione a raccontarsi qualcosa tramite il telefono, tramite la voce. Fantasticare in due nel buio del nostro mondo, quando nessuno può raggiungerci, è meglio che raccontare alle pagine scritte. Sentirti vicina e dirti quello che mi passa per la testa: il più delle volte niente. Il più delle volte sono scemenze che mi capitano o impressioni o commenti a quello che tu mi stai raccontando. Il più delle volte ti ascolto parlare, e mi piace. Guardo nei tuoi occhi per vedere quello che mi stai raccontando, quello che stai provando.
    Passa veloce il tempo, ma solo per i diari, per le note, per gli appunti che riportano fedelmente la data, quasi ad invitarti a scrivere e a farlo anche in fretta. Anche per noi due passa il tempo veloce: già un anno insieme. E poi il tempo sa fermarsi quando siamo io e te, distesi nelle nostre fantasie. Quei ritagli di tempo (di non-tempo) che ci prendiamo noi sono qualcosa a cui non potrei rinunciare, qualcosa cui tengo molto. Senza date o scadenze, senza fretta. Senza aggiornamenti."
     
     
    November 24

    Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXVII

    "Mi scusi, questa linea va a Romolo?". Alzo gli occhi dalle righe di King e mi trovo davanti un omino di età molto avanzata che mi guarda con fare curioso da dietro delle lenti spesse come le vetrate del Louvre. Prima di rispondere mi prendo qualche istante per pensare alle fermate della linea verde, che non uso molto spesso. La mia casa è la linea gialla. Maciachini,Zara,Sondrio,Centrale,Repubblica,Turati,Montenapoleone,Duomo,Missori,Crocetta,P.ta Romana,Lodi,Brenta,Corvetto, Porto di Mare,Rogoredo,S.Donato. Per la verde ho qualche problema: Vimodrone...Loreto...S.Ambrogio...Cascina..? Romolo!, sì esiste!
    "...eh, sì sì, arriva a Romolo...qualche fermata...".
    Il vecchino ringrazia e si avvia lentamente verso la fatidica linea gialla (buon gioco di parole, ma questa volta intendo la linea dipinta per terra sulla banchina).
    Torno al mio libro, ma poche righe dopo un'altra voce diretta a me mi fa saltare una frase.
    "Scusi..va Romolo?". E' un filippino con aria interrogativa e apparentemente disperso da giorni nei cunicoli della metro.
    "Romolo?", stavolta sono pronto, "sì, questa va bene"
    "Grazie capo, tu sei gentile". Un sorriso sfiora la mia espressione addormentata. Basta poco per convivere in modo degno. Raggiunge il nonnino alla banchina.
    Non faccio in tempo a rileggere l'inizio della frase per riprendere il discorso, che un vociare distoglie la mia attenzione per la terza volta. Non è la televisione più inutile della storia dei media nella metropolitana, ma è un gruppo di ragazzi. Di zarri. Facilmente individuabili, senza pregiudizi. Sono loro, si muovono in branco e solitamente il più tosto comanda e sta da solo in avanti, mentre il resto della mandria lo segue guardandosi in giro. Parlano sempre ad alta voce, qualsiasi cosa possa passargli per la testa...E' sempre il capo a parlare, gli altri lo osannano. Infatti la scena procede così.
    "..oh...chiediamo allo zio che lo sa sicuro!...", punta verso di me. La mandria al seguito non commenta. Si limita a masticare o a far finta di masticare delle gomme...forse tabacco...
    "...oh..zio....èvvero che qquesta va aRRomolo?"
    "Sì, sì, vai tranquillo..."
    "...oooh...grandeee zio" esco dal suo target e si mette a guidare i suoi proseliti. "..oh dai raga, èqquesta". Cori di approvazione. Il capo sa sempre dove andare. Il capo trova sempre la soluzione. Magari fossero come lui.
    Torno finalmente a leggere, ma il vento segnala l'arrivo della metro. Salgo.
    "Romolo...chissà che cazzo c'è a Romolo..." penso... "mah..."
    La metropolitana corre veloce nelle buie gallerie della mia città.
     
     
     
    October 01

    Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXVI

    "Ho scritto per tutto il giorno la tesi. Non ho voglia di scrivere ancora, non ho voglia di pensare frasi costruite in italiano o tornarei ndeitro con la stastiera a cambiare gli errori. Scrivo così come mi viene in mente...cioè niente. Non ho voglia di scrivere....
    Applauso, allegria."
     
     
     
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    September 05

    Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXV

    Mentre la macchina viaggia per le vie di Milano, c’è un altro dani seduto sul posto passeggero. Non guarda avanti: conosce la strada e si fida di chi sta guidando -  in fondo si conoscono. Se ne sta zitto, ovviamente. I suoi occhi neri, profondi mi stanno guardando: lo sguardo vale un monologo intero. So già che cosa mi vuole dire. “Sei un coglione”.
    La macchina va da sola. Non c’è risposta che io possa dare a me stesso. O, se mai ci fosse, resterebbe dentro di me, come la maggior parte delle volte. Già, perché quello che il mio passeggero di stasera, l’altro me stesso, mi vuol far capire, è di essere fatto in modo strano. Lo dimostra il fatto che io sono al volante e seduto a fianco. Lo dimostra il fatto che un terzo dani è dietro il mio sedile e mi batte sulla spalla dicendomi di lasciar perdere. E’ la parte di me più orgogliosa, che vorrebbe sotterrare tutto e andare avanti, che vorrebbe il silenzio anche sulla carta. “Lascia stare: mai mostrarsi deboli”. Eppure non ho mai avuto così tanta voglia di scrivere come stasera. Premo l’acceleratore prima che le idee si mescolino e scappi via tutto. Prima che l’ispirazione scappi via.
    Il dani passeggero continua a guardarmi con i suoi occhi neri, col suo sguardo.
    “Che vuoi?” domando. “Niente” risponde. Un classico. Non c’è niente; allora perché mi guarda, perché mi fissa? Perché non lascia uscire quel fiume di parole che ha dentro di sé, da scagliarmi contro?
    Forse perché le mie peggiori litigate le ho avute dentro di me. Con me stesso. Guardando le stelle, guardando l’oscurità della camera. Allora tutto si chiarisce e tutto va avanti come prima, senza che sia apparentemente successo niente. Non sono timido: forse è la semplice paura di dire quello che pensi. Perché se poi è sbagliato…perché se poi non viene fuori come l’avevi pensato…perché se poi fai del male a qualcuno. Perché poi… è inutile. Quando ho urlato contro qualcuno? Difficile a dirsi. Non so nemmeno dire se vada bene così o no. Certo, di vaffanculo ne ho usati parecchio, ma il più delle volte li uso in macchina, agli incroci, ai semafori. Con qualcuno a me vicino mai: e se ci fosse stato un episodio, non ci credevo realmente. Questa parte di me non è difficile da intuire. Basta guardarmi, basta conoscermi un attimo in più rispetto al “Ciao, come va?” che si può scambiare su una chat…
    Dani-passeggero mi guarda. E lascia correre, come io lascio correre la macchina lungo Via Senato, lungo i Bastioni di P.ta Nuova… Dentro di lui ci sarà tutto un rimescolio di pensieri. Ma è solo il suo sguardo a dirmi: “ Sei un coglione”. E’ per questo che mi fa male il costato dalle parti del cuore: da qualche parte ci deve essere uno sfogo; per questo mi viene un po’ di tachicardia- dovuta forse più ai 5 caffè giornalieri.
    A destra verso Melchiorre Gioia. L’orgoglioso dani se ne sta zitto: ha incrociato le braccia e si appresta a dormire. Stasera non è riuscito a convincermi molto. Pazienza. L’altro sta ridendo. Non sta ridendo di noi “altri”. Sta ridendo per la situazione; lui è quello che trova sempre qualcosa di divertente. Lui è quello che fa delle battute, a volte agghiaccianti. Guarda nello specchietto retrovisore per incrociare il mio sguardo. “Sei un coglione” mi dice. “Daje…è la serata buona questa” penso tra me e me, mentre svolto in Via Sassetti. Lui parla, tanto. Mai di sé stesso. Parla per gli altri, il più delle volte cerca di far ridere, perché per lui un sorriso vale una giornata. E ascolta.
    “Ti rendi conto della situazione in cui ti sei messo?Stai parlando-immaginando- con altre tre te stesso. Ti fa onore non essere ancora al Paolo Pini.”
    Lui vede sempre la situazione in positivo: ci ride su, perché in fondo non è così grave. E’ il passeggero davanti che ha più rilievo di solito. A volte no.
    Svolto nella mia via, sorpassando il solito personaggio misterioso che cerca disperatamente un posto per andare al Beda House, arrancando tra retromarcia, freni, frecce e spostamenti.
    Ma un bel vaffanculo, di quelli accompagnati col gesto del braccio ampio, va anche a lui.
    A quel punto si risveglia il dani orgoglioso. “Non scriverai tutto questo, vero? Non ti mostrerai, non ti esporrai così?”
    La mia risposta è una domanda:” Hai preso appunti?”. Ed è solo mentre varco la soglia del garage che il quarto passeggero della Fiesta parla, alzando lo sguardo dal bloc notes e riponendo la matita nel taschino: “Ma certo; ho scritto tutto, non ti preoccupare…”

     

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    July 03

    Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXIV

    "Chi, al giorno d'oggi, crede alle favole? Chi sa raccontare una favola? Oggi non c'è più tempo. Oggi si pensa e non si immagina più. Si fanno ricerche, si fanno grafici e stime, si calcola tutto. Anche il proprio interesse.
    Chi usa l'immaginazione? Quelli che stanno fermi e si guardano in giro, quelli che vengono sorpassati dai più furbi, da quelli che se la cavano sempre. Quelli che inevitabilmente perdono. Perdono tempo a guardarsi intorno e perdono la corsa.
    Chi ha tempo di ascoltare una favola? Non c'è tempo, c'è la pubblicità, c'è l'intervista, ci sono le foto. Guarda le foto, guarda le immagini.Ti dicono loro come è la realtà. Ti dicono loro che cosa guardare e che cosa amare, che cosa odiare. E allora segui a ruota. Non si può restare indietro.
    Concreto. Serve materiale concreto per avere un curriculum degno di essere letto. Le storie, le belle storie volano. Gli scritti restano e possono essere mostrati agli altri.Quelli sì che valgono. Creano realtà. Solo se agisci sei qualcuno.Altrimenti resti anonimo.Un anonimo che sa immaginare. Pedina inutile oggi.
    Nessuno sta più ad ascoltare. Si dia la parola ai più furbi. Ci racconteranno fatti che non si possono immaginare, perché i fatti sono reali, sono importanti. Si dia la parola ai più veloci, perché insegnino a correre sulla terra, non per aria; perché sono più bravi. Perché, oggi, vincono loro. “



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    June 08

    Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXIII

    "Pioggia e lacrime. Si confondono nella notte buia di S.Siro, nella notte poco estiva del concerto. Gocce di emozioni che piovono dall'alto e penetrano nei vestiti, negli impermeabili. Sguardi tra me e te che si perdono uno nell'altro, sguardi che seguono le parole delle canzoni, sguardi che amano e che fanno stare bene.
    Canta per tutti, canta solo per noi. Canta per ognuno, perchè va a toccare il punto più fragile e diverso di ciascuno, pur usando le stesse parole, la stessa poesia. Così due sorelle si abbracciano e piangono, due ragazzi si stringono e si baciano. Un ragazzo piange, perchè tre parole bastano a descrivere la vita. Tre parole ti fanno vibrare dalla testa ai piedi e ti fanno piangere.
    Forse un sogno, chissà. Quante feste in pochi giorni. Quanti avvenimenti, tutti importanti. Si diventa gradi (si invecchia), si festeggia quando credi di non doverlo fare ancora. Eppure sono tutti lì per te, radunati apposta da chi cerca di renderti felice, da chi riesce a renderti felice. Perchè una festa così io non l'avevo mai fatta. Ti accorgi di essere importante, di contare. Ti accorgi di amare sempre di più quella stessa persona che si è sbattuta così tanto solo per te.
    Un altro sogno.
    Tutto concentrato in pochi giorni: tante emozioni difficili da spiegare. Ognuna ha un sapore diverso, ognuna deve essere conservata e tirata fuori nel momento esatto. Certe giornate ti rimangono impresse, mentre altre corrono via, facendo andare avanti semplicemente il calendario.
    Nemmeno il tempo di togliersi i vestiti fradici che subito devi metterti in tiro per andare  a fare lo spettatore di una cerimoni ancora più bella. Via in macchina allora, per andare ancora insieme verso una nuova giornata. Nuove case, nuove facce, nuovi parenti. Sempre la stessa stupenda cerimonia di matrimonio. Vista con altri occhi, vista da altre persone ovviamente. Ma quando lei si avvicina all'altare accompagnata non puoi che apprezzare di essere stato invitato, di essere lì e di essere sempre vicino alla persona a te più cara. Forti emozioni che si trascinano durante la festa, durante un pranzo che inizia quasi all'ora di cena. Ancora canzoni, ancora balli. Ancora la pioggia, che stavolta ci risparmia e ci permette di godere del panorama. Vino. Ancora. Tanto vino che non si sa nemmeno chi potrà guidare. Per fortuna ero esentato già alla partenza.
    Un ballo. Quello degli sposi, soli. Una dichiarazione così semplice, così vera, così bella. Emozioni. Chi riesce più a capirle?
    Un ballo. Io e te. Ancora a guardarti in quegli occhi. Ancora a volermi perdere in te. Sempre.
    Ora di tornare. Ora di viaggiare. Quanti chilometri...a piedi, in macchina, in giro per la città,per gli stadi, in giro per abbazie e rocche. In giro...
    Verso una nuova meta, verso una nuova festa. Correre per arrivare in tempo e festeggiare ancora un compleanno. Stravolto, pero' col desiderio di esserci almeno per due orette scarse. Per poi tornare a casa. Andare a dormire e... sognare. Ancora?Dunque non sogni quelli di questi giorni, ma esperienze. Emozioni. Come i sogni non si possono toccare, ma queste si possono vivere.E le voglio vivere con te eri.
    Vivere. E' come stare al vento..."
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    April 18

    Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXII

     "-Mi fai sorridere
     
    Queste poche parole mi sono bastate per farmi sentire bene. Perchè mi piace l'idea che sia io a farti ridere. Mi piace l'idea che ci sia io per te, solo per te. Sempre pronto a farti ridere quando hai bisogno; mi piace vedere il tuo sorriso: mi illumina la giornata. Mi piace vedere che con me stai bene. Cercherò sempre di farti ridere, di farti star bene per farti capire quanto tu faccia stare bene me. Ti farò ridere perchè, come diceva Chaplin, un giorno senza sorriso è un giorno perso. Mi permetto di modificare e dire che un giorno senza un tuo sorriso vale davvero poco per me. Grazie Eri."
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    March 19

    Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXI

    "Ho cancellato le prime righe di questo  scritto: non mi piacevano proprio. Erano giri di parole senza una vera conclusione. Il problema da affrontare è sempre lo stesso: trovare le parole giuste per te. Già: non è facile come sempre. In testa ci sono tanti di quei pensieri che mi parlano di te; ognuno ha una storia da raccontare, ognuno rappresenta un'emozione che tu mi hai dato. Insieme si intrecciano si mescolano e le parole che scendono sul foglio non rendono il vero sentimento. Quando si scrive ci si espone, si mostra la parte più interiore di noi; scavando qua e là ho trovato tanti reperti, tanti momenti che andrebbero trascritti o raccontati.
    In questo periodo, tra i soliti e i nuovi casini, ci sono momenti in cui mi sento davvero bene. Momenti che condivido con te, momenti in cui ti guardo negli occhi e vedo solo il nostro mondo. Tutto il resto è fuori, laggiù in basso, mentre noi voliamo via in altro tra le nuvole, spensierati. Ti tengo per mano e ti guardo, ci lanciamo nel vuoto, pazzi, folli. Ridiamo, ribaltandoci e rotolando; ci chiudiamo in un abbraccio stretto, tale da non respirare più. Ci corriamo incontro, passeggiamo, prendiamo gli ultimi raggi di sole di un tramonto. Quando non ci sei, devo cercarti, devo trovarti nei miei pensieri e nei miei sogni. Quando non ci sei ho paura. Ho sempre paura, cammino a rilento, ci vedo poco, mi fermo ad aspettare. Quando non ci sei, sono più debole; starò ad ascoltare i tuoi passi di quando torni da me e finalmente saremo di nuovo insieme per un nuovo volo in alto, per perderci lassù, dove nessuno ci può raggiungere.
    Voglio fare tutto giusto per te, non voglio mai sbagliare; voglio farti stare bene, per vedere il sorriso che illumina il tuo volto, già spledente grazie agli occhi. Quel sorriso che fa star bene me; perchè se ridi, allora tutto va bene e io sono felice. Quale altro scopo se non renderti felice? Quali altre preoccupazioni se non  fare di tutto per te? Ti amo. Una frase semplice; forse ripetuta troppe volte diventa anche banale. Troppo sdolcinata. Allora cercherò  e troverò altre parole per dirtelo. Farò altre cose per fartelo capire, ti sussurrerò altre frasi nelle orecchie per farti venire i brividi, per farti capire che io ci sono e sono qui per te.  E ti ringrazierò perchè ci tu ci sei, perchè mi fai stare bene, amore. Sono disposto a tutto per te.
    Fuori è buio. Ti stringo la mano, affrontiamo la notte insieme. Guardiamo in alto, là dove le stelle ci indicano il cammino. Ti porto via con me, seguiamo la rotta. Dove vuoi andare,Eri?"

     poes_cs_1

     

    March 09

    Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LX

    "-Ma tu credi in Lei?
    -Sì, certo. Ora come ora ti direi di sì. Nella realtà ci avrei pensato di più...
    -In che senso.. "nella realtà"?
    -Difficile a dirsi. In questo istante siamo qui davanti a Lei, seduti su questo muricciolo. Dietro di noi viaggiano da sempre le acque del fiume. Però io non sento il freddo dei sassi, nè il gelo del vento e non ho particolari emozioni.
    -Siamo dei sogni?
    -Non credo. Credo piuttosto che io in questo momento stia guardando nel buio di una stanza, inseguendo pensieri e ricordi prima di dormire. Chiamalo dormiveglia se vuoi.
    -Non esistiamo dunque?
    -Oh, sì. Noi ci siamo. Ci stiamo guardando, ci stiamo parlando. Pero' non siamo liberi di agire nè di pensare. E' come se fossimo retti da fili invisibili, fili di pensieri che ci tengono in vita. Ora siamo seduti qui, tra poco potremmo essere altrove, in un altro luogo. Potremmo non essere nemmeno noi.
    -Siamo come fantasmi, delle essenze...Ma a che cosa serviamo?
    -Tu  fai troppe domande, e io  non so tutte le risposte. Ti ho spiegato che non siamo noi a reggere il gioco...Come vedi sta cambiando...
     
    -...
    -...
    -...
    -...
    -Dove siamo?
    -...
    -Ehi..dico a te!Qui è tutto buio. Ed ho paura. Avevi detto che non provavamo emozioni. Avevi detto che eravamo come delle presenze! Ho paura, mi viene da piangere. Mi sento sola....
     
    -Ehi sei sveglia?
    -...mh..sì
    -Guarda...il sole sta sorgendo sul mare...si vede bene tutto l'orizzonte, sarà una bellissima giornata. I primi raggi di sole illuminano il letto.
    -Che ore sono..?
    -E' presto...dormiamo ancora, il rumore del treno in lontananza ci farà addormentare...
    -Ma dov'eri finito...?
    -Sai che qui non c'è alcuna scansione temporale. Non c'è logica, non c'è narratore. L'importante è che ti possa ancora vedere bene.
     
    -...sei mai riuscito a tornare indietro?
    -...no, io non sono nessuno. Per tornare indietro dovremmo arrampicarci su questi fili che ci reggono, risalire il pensiero. Ma credo sia impossibile. Dall'altra parte deve essere parecchio agitato. Continuiamo a saltare, a volare.
    -Non è male...pero' per un attimo mi era sembrato...
    -Che cosa?
    -...non so, ero sola
    -...capita. Credo si chiami paura. L'ho sentita anche io qualche volta. E' uno dei fili che trasmette con più forza.
    -Quindi noi viviamo grazie a lui?
    -...in un certo senso sì. E lui non può fare a meno di noi. Un circolo vizioso.
    -...uh, sta cambiando ancora...
     
     
    BUIO."
     
     
    poes_cs_1
     
     
    February 18

    Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LIX

    "Se potessi, chiederei una penna. Una penna che mi aiuti a scrivere il futuro che subito si tramuta in presente. Sarebbe troppo facile: sistemerei subito tutto secondo i piani, ma poi si rivelerebbe una noia mortale, perchè sarei a conoscenza del finale. Nessuno sa con precisione che cosa ci può accadere e tutti darebbero una sbirciata in avanti, per rassicurarsi che tutto sia a posto, in ordine. Che almeno qualche nostro piccolo sogno si sia realizzato. Ma che cosa resterebbe allora da vivere? Niente più sogni, fantasie, solo un'attesa di qualcosa che già hai scoperto. La sorpresa di un'emozione vale più di qualsiasi altra cosa, la riscoperta di ogni giornata è un piccolo tesoro da conservare tra le pagine dei calendari.
    Non mi resta che prendere la penna qui, ora, nel presente. Una penna che mi aiuta a descrivere quello che giunge inaspettato dal futuro e mi riempie di emozioni, belle o brutte; una penna normale, senza magia, ad inchiostro, che lascia sulla carta i più bei ricordi e li trasmette a tutti gli altri per renderli partecipi. Una penna che descrive il presente, che è bello così, vissuto a 360° gradi; perchè quando si è felici è anche più facile aprirsi e raccontarsi, perchè quando si ama, c'è poco che riesca davvero a scavalcarti e schiacciarti e una penna può raccontare di più dei migliori oratori..."
     
     
     
     
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