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May 25 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXX "Sparategli. E dategli un'idea, così che non si trovi davanti ad un foglio bianco. Fatelo parlare, finalmente, così che non stia sempre zitto ad ascoltare. Lasciatelo scrivere, così che possa esprimersi. Aprite la finestra, per farlo guardar fuori, per farlo respirare. Non fategli dire "io", ma fatelo parlare. Fategli ascoltare della musica. Lasciatelo ridere e piangere. Lasciatelo recitare. Lasciatelo dormire e sognare. Osservatelo mentre è turbato, mentre pensa. Ridete di lui. Ditegli "ciao". Ditegli "addio". Fategli una foto. Ricordàtelo quando non c'è, dimenticàtelo quando è tra voi. Dategli suggerimenti. Ammiratelo e disprezzatelo. Fategli battere il tempo, le mani. Regalategli del ritmo. Apritegli la porta. Fatelo bere. Lasciate che si muova, che salti, che danzi, che improvvisi. Lasciatelo agire. Sparategli." May 20 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXIX"Insomma. Tanti anni che ci conosciamo e nemmeno poche parolette spese per presentarlo. Già non mi ricordo la prima volta in cui ci siamo incontrati... e pensare che qualche anno fa non lo sopportavo proprio, invece ora non potrei fare a meno della sua presenza. E ho bisogno di lui più volte al giorno. Per fortuna riesce sempre a farsi trovare, è sempre disponibile anche se qualche volta devo pagare per averlo. Dicono che venga da lontano, ma che la sua massima realizzazione l'abbia qui in Italia. Sono d'accordo. Mio caro caffè, credo sia la prima volta che ci incontriamo in queste pagine, e chiedo perdono. Ho deciso così di assegnarti vari premi e titoli per ripagarti e per farti capire quanto ti apprezzo e quanto ti conosco. Procedo in ordine sparso, per come mi vengono in mente.
Premio "Fedeltà" al caffè inteso come bevanda generale.
Premio "Meno male che ci sei altrimenti la faccia mi cadrebbe nella tazza di latte coi biscotti" al caffè della mattina, qualunque esso sia.
Premio "Ho infranto il primo comandamento quando mi hanno regalato la macchinetta del caffè con le cialde" alla Nespresso.
Premio "Meno male che avete riaperto perché il vostro caffè è il migliore di Milano" a Taveggia.
Premio "Facciamo pausa" al meritato caffè dopo qualche tempo di studio in biblioteca per andare a chiaccherare e prendere aria.
Premio "Aroma migliore" a tutte i bar, le caffettiere del mattino, le torrefazioni che ho incontrato e odorato.
Premio "Minchia fate proprio cagare a fare il caffè, ma io non posso restare un mese senza e vi va di culo che vi do i soldi" ai francesi, che non sanno manco che cos'è un espresso.
Premio "Non mi dimentico di te, e dei gesti unici per prepararti e del tuo inconfondibile rumore e sapore" alla cara vecchia moka, mandata in pensione con l'arrivo della nuova tecnologia.
Premio "Oggi offro io" a via Noto
Premio "Non ce la tiriamo troppo, ma grazie per esserci, perché mi avete salvato dal caffè chimico" alle macchinette di Via Noto che hanno pure il caffè di marca Lavazza Blue
Premio "In tanti è meglio" alla moka per 12 persone di Varese.
Premio "Minchia sono pieno come una merda, ma per chiudere mi ci vuole solo il caffè altrimenti non pago il conto" a tutti quei pasti nei ristoranti, pizzerie, osterie, taverne, bettole che si concludono con un cafferino.
Premio "Cazzo avevo in testa quella volta" quando ho preso il mio primo caffè corretto con la grappa.
Premio "Dai che poi diventi nervoso" al primo anno di università che andavo alla buona media di 10 caffè al giorno.
Premio "Ahaha, non ti piace il caffè? Non sei mio amico..." (senza spiegazione)
Premio "Sarà l'acqua, sarà l'aria, sarà anche il caffè, ma siete i migliori a farlo" a Formia e Gaeta, dove ho bevuto i caffè più buoni della mia vita.
Premio "Il miglior accompagnatore per guardarsi una serie tv (e al pomeriggio rischio di incrociare Bruttiful)" a tutti quei caffè bevuti davanti alla tv o al pc.
Premio "Incontriamoci per un caffè" a tutti quelli che mi accompagnano.
Premio "Se mi fate lo scherzo di finire il caffè in casa, vi lancio dalla finestra tutte le possibilità di fare colazione" ai miei familiari.
Premio "Chi fa il caffè con l'orzoro non ha capito il senso della vita"
Premio "Due cucchiaini di zucchero o uno solo è uguale, basta che ci sia la tazzina piena" ai miei caffè quotidiani.
Premio "Sei il mio vizio preferito" va proprio a te, mio caro caffè. E non ho altro da aggiungere, se non che ci vediamo tra poche ore...
January 18 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXVIII"Novembre,Dicembre e già Gennaio. Tutto sembra correre via velocemente; effettivamente così è. Ci sono tante cose da raccontare, tante esperienze da dire. Pagine e pagine dovrebbero essere scritte. Eppure l'ultimo scritto risale a qualche mese fa. Pensavo fosse di meno. Novembre. E siamo già a Gennaio. La voglia di scrivere non mi è certo passata, anche perchè per la testa mi gira una bella idea (da qualche anno a dire il vero..) e non trovo mai l'attimo esatto per cominciare e realizzarla. La voglia di scrivere c'è; ma quello che forse mi lascia lontano da queste pagine è il fatto di poter raccontare quello che mi succede già a quacuno. A te. Non trovo molte altre spiegazioni. Credo ci sia più soddisfazione a raccontarsi qualcosa tramite il telefono, tramite la voce. Fantasticare in due nel buio del nostro mondo, quando nessuno può raggiungerci, è meglio che raccontare alle pagine scritte. Sentirti vicina e dirti quello che mi passa per la testa: il più delle volte niente. Il più delle volte sono scemenze che mi capitano o impressioni o commenti a quello che tu mi stai raccontando. Il più delle volte ti ascolto parlare, e mi piace. Guardo nei tuoi occhi per vedere quello che mi stai raccontando, quello che stai provando.
Passa veloce il tempo, ma solo per i diari, per le note, per gli appunti che riportano fedelmente la data, quasi ad invitarti a scrivere e a farlo anche in fretta. Anche per noi due passa il tempo veloce: già un anno insieme. E poi il tempo sa fermarsi quando siamo io e te, distesi nelle nostre fantasie. Quei ritagli di tempo (di non-tempo) che ci prendiamo noi sono qualcosa a cui non potrei rinunciare, qualcosa cui tengo molto. Senza date o scadenze, senza fretta. Senza aggiornamenti." November 24 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXVII"Mi scusi, questa linea va a Romolo?". Alzo gli occhi dalle righe di King e mi trovo davanti un omino di età molto avanzata che mi guarda con fare curioso da dietro delle lenti spesse come le vetrate del Louvre. Prima di rispondere mi prendo qualche istante per pensare alle fermate della linea verde, che non uso molto spesso. La mia casa è la linea gialla. Maciachini,Zara,Sondrio,Centrale,Repubblica,Turati,Montenapoleone,Duomo,Missori,Crocetta,P.ta Romana,Lodi,Brenta,Corvetto, Porto di Mare,Rogoredo,S.Donato. Per la verde ho qualche problema: Vimodrone...Loreto...S.Ambrogio...Cascina..? Romolo!, sì esiste!
"...eh, sì sì, arriva a Romolo...qualche fermata...".
Il vecchino ringrazia e si avvia lentamente verso la fatidica linea gialla (buon gioco di parole, ma questa volta intendo la linea dipinta per terra sulla banchina).
Torno al mio libro, ma poche righe dopo un'altra voce diretta a me mi fa saltare una frase.
"Scusi..va Romolo?". E' un filippino con aria interrogativa e apparentemente disperso da giorni nei cunicoli della metro.
"Romolo?", stavolta sono pronto, "sì, questa va bene"
"Grazie capo, tu sei gentile". Un sorriso sfiora la mia espressione addormentata. Basta poco per convivere in modo degno. Raggiunge il nonnino alla banchina.
Non faccio in tempo a rileggere l'inizio della frase per riprendere il discorso, che un vociare distoglie la mia attenzione per la terza volta. Non è la televisione più inutile della storia dei media nella metropolitana, ma è un gruppo di ragazzi. Di zarri. Facilmente individuabili, senza pregiudizi. Sono loro, si muovono in branco e solitamente il più tosto comanda e sta da solo in avanti, mentre il resto della mandria lo segue guardandosi in giro. Parlano sempre ad alta voce, qualsiasi cosa possa passargli per la testa...E' sempre il capo a parlare, gli altri lo osannano. Infatti la scena procede così.
"..oh...chiediamo allo zio che lo sa sicuro!...", punta verso di me. La mandria al seguito non commenta. Si limita a masticare o a far finta di masticare delle gomme...forse tabacco...
"...oh..zio....èvvero che qquesta va aRRomolo?"
"Sì, sì, vai tranquillo..."
"...oooh...grandeee zio" esco dal suo target e si mette a guidare i suoi proseliti. "..oh dai raga, èqquesta". Cori di approvazione. Il capo sa sempre dove andare. Il capo trova sempre la soluzione. Magari fossero come lui.
Torno finalmente a leggere, ma il vento segnala l'arrivo della metro. Salgo.
"Romolo...chissà che cazzo c'è a Romolo..." penso... "mah..."
La metropolitana corre veloce nelle buie gallerie della mia città.
October 01 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXVISeptember 05 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXVMentre la macchina viaggia per le vie di Milano, c’è un altro dani seduto sul posto passeggero. Non guarda avanti: conosce la strada e si fida di chi sta guidando - in fondo si conoscono. Se ne sta zitto, ovviamente. I suoi occhi neri, profondi mi stanno guardando: lo sguardo vale un monologo intero. So già che cosa mi vuole dire. “Sei un coglione”.
July 03 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXIV"Chi, al giorno d'oggi, crede alle favole? Chi sa raccontare una favola? Oggi non c'è più tempo. Oggi si pensa e non si immagina più. Si fanno ricerche, si fanno grafici e stime, si calcola tutto. Anche il proprio interesse. June 08 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXIII"Pioggia e lacrime. Si confondono nella notte buia di S.Siro, nella notte poco estiva del concerto. Gocce di emozioni che piovono dall'alto e penetrano nei vestiti, negli impermeabili. Sguardi tra me e te che si perdono uno nell'altro, sguardi che seguono le parole delle canzoni, sguardi che amano e che fanno stare bene.
Canta per tutti, canta solo per noi. Canta per ognuno, perchè va a toccare il punto più fragile e diverso di ciascuno, pur usando le stesse parole, la stessa poesia. Così due sorelle si abbracciano e piangono, due ragazzi si stringono e si baciano. Un ragazzo piange, perchè tre parole bastano a descrivere la vita. Tre parole ti fanno vibrare dalla testa ai piedi e ti fanno piangere. Forse un sogno, chissà. Quante feste in pochi giorni. Quanti avvenimenti, tutti importanti. Si diventa gradi (si invecchia), si festeggia quando credi di non doverlo fare ancora. Eppure sono tutti lì per te, radunati apposta da chi cerca di renderti felice, da chi riesce a renderti felice. Perchè una festa così io non l'avevo mai fatta. Ti accorgi di essere importante, di contare. Ti accorgi di amare sempre di più quella stessa persona che si è sbattuta così tanto solo per te. Un altro sogno. Tutto concentrato in pochi giorni: tante emozioni difficili da spiegare. Ognuna ha un sapore diverso, ognuna deve essere conservata e tirata fuori nel momento esatto. Certe giornate ti rimangono impresse, mentre altre corrono via, facendo andare avanti semplicemente il calendario. Nemmeno il tempo di togliersi i vestiti fradici che subito devi metterti in tiro per andare a fare lo spettatore di una cerimoni ancora più bella. Via in macchina allora, per andare ancora insieme verso una nuova giornata. Nuove case, nuove facce, nuovi parenti. Sempre la stessa stupenda cerimonia di matrimonio. Vista con altri occhi, vista da altre persone ovviamente. Ma quando lei si avvicina all'altare accompagnata non puoi che apprezzare di essere stato invitato, di essere lì e di essere sempre vicino alla persona a te più cara. Forti emozioni che si trascinano durante la festa, durante un pranzo che inizia quasi all'ora di cena. Ancora canzoni, ancora balli. Ancora la pioggia, che stavolta ci risparmia e ci permette di godere del panorama. Vino. Ancora. Tanto vino che non si sa nemmeno chi potrà guidare. Per fortuna ero esentato già alla partenza. Un ballo. Quello degli sposi, soli. Una dichiarazione così semplice, così vera, così bella. Emozioni. Chi riesce più a capirle? Un ballo. Io e te. Ancora a guardarti in quegli occhi. Ancora a volermi perdere in te. Sempre. Ora di tornare. Ora di viaggiare. Quanti chilometri...a piedi, in macchina, in giro per la città,per gli stadi, in giro per abbazie e rocche. In giro... Verso una nuova meta, verso una nuova festa. Correre per arrivare in tempo e festeggiare ancora un compleanno. Stravolto, pero' col desiderio di esserci almeno per due orette scarse. Per poi tornare a casa. Andare a dormire e... sognare. Ancora?Dunque non sogni quelli di questi giorni, ma esperienze. Emozioni. Come i sogni non si possono toccare, ma queste si possono vivere.E le voglio vivere con te eri. Vivere. E' come stare al vento..." April 18 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXII "-Mi fai sorridere
Queste poche parole mi sono bastate per farmi sentire bene. Perchè mi piace l'idea che sia io a farti ridere. Mi piace l'idea che ci sia io per te, solo per te. Sempre pronto a farti ridere quando hai bisogno; mi piace vedere il tuo sorriso: mi illumina la giornata. Mi piace vedere che con me stai bene. Cercherò sempre di farti ridere, di farti star bene per farti capire quanto tu faccia stare bene me. Ti farò ridere perchè, come diceva Chaplin, un giorno senza sorriso è un giorno perso. Mi permetto di modificare e dire che un giorno senza un tuo sorriso vale davvero poco per me. Grazie Eri." March 19 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXI"Ho cancellato le prime righe di questo scritto: non mi piacevano proprio. Erano giri di parole senza una vera conclusione. Il problema da affrontare è sempre lo stesso: trovare le parole giuste per te. Già: non è facile come sempre. In testa ci sono tanti di quei pensieri che mi parlano di te; ognuno ha una storia da raccontare, ognuno rappresenta un'emozione che tu mi hai dato. Insieme si intrecciano si mescolano e le parole che scendono sul foglio non rendono il vero sentimento. Quando si scrive ci si espone, si mostra la parte più interiore di noi; scavando qua e là ho trovato tanti reperti, tanti momenti che andrebbero trascritti o raccontati.
March 09 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LX"-Ma tu credi in Lei?
-Sì, certo. Ora come ora ti direi di sì. Nella realtà ci avrei pensato di più...
-In che senso.. "nella realtà"?
-Difficile a dirsi. In questo istante siamo qui davanti a Lei, seduti su questo muricciolo. Dietro di noi viaggiano da sempre le acque del fiume. Però io non sento il freddo dei sassi, nè il gelo del vento e non ho particolari emozioni.
-Siamo dei sogni?
-Non credo. Credo piuttosto che io in questo momento stia guardando nel buio di una stanza, inseguendo pensieri e ricordi prima di dormire. Chiamalo dormiveglia se vuoi.
-Non esistiamo dunque?
-Oh, sì. Noi ci siamo. Ci stiamo guardando, ci stiamo parlando. Pero' non siamo liberi di agire nè di pensare. E' come se fossimo retti da fili invisibili, fili di pensieri che ci tengono in vita. Ora siamo seduti qui, tra poco potremmo essere altrove, in un altro luogo. Potremmo non essere nemmeno noi.
-Siamo come fantasmi, delle essenze...Ma a che cosa serviamo?
-Tu fai troppe domande, e io non so tutte le risposte. Ti ho spiegato che non siamo noi a reggere il gioco...Come vedi sta cambiando...
-...
-...
-...
-...
-Dove siamo?
-...
-Ehi..dico a te!Qui è tutto buio. Ed ho paura. Avevi detto che non provavamo emozioni. Avevi detto che eravamo come delle presenze! Ho paura, mi viene da piangere. Mi sento sola....
-Ehi sei sveglia?
-...mh..sì
-Guarda...il sole sta sorgendo sul mare...si vede bene tutto l'orizzonte, sarà una bellissima giornata. I primi raggi di sole illuminano il letto.
-Che ore sono..?
-E' presto...dormiamo ancora, il rumore del treno in lontananza ci farà addormentare...
-Ma dov'eri finito...?
-Sai che qui non c'è alcuna scansione temporale. Non c'è logica, non c'è narratore. L'importante è che ti possa ancora vedere bene.
-...sei mai riuscito a tornare indietro?
-...no, io non sono nessuno. Per tornare indietro dovremmo arrampicarci su questi fili che ci reggono, risalire il pensiero. Ma credo sia impossibile. Dall'altra parte deve essere parecchio agitato. Continuiamo a saltare, a volare.
-Non è male...pero' per un attimo mi era sembrato...
-Che cosa?
-...non so, ero sola
-...capita. Credo si chiami paura. L'ho sentita anche io qualche volta. E' uno dei fili che trasmette con più forza.
-Quindi noi viviamo grazie a lui?
-...in un certo senso sì. E lui non può fare a meno di noi. Un circolo vizioso.
-...uh, sta cambiando ancora...
BUIO."
February 18 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LIX"Se potessi, chiederei una penna. Una penna che mi aiuti a scrivere il futuro che subito si tramuta in presente. Sarebbe troppo facile: sistemerei subito tutto secondo i piani, ma poi si rivelerebbe una noia mortale, perchè sarei a conoscenza del finale. Nessuno sa con precisione che cosa ci può accadere e tutti darebbero una sbirciata in avanti, per rassicurarsi che tutto sia a posto, in ordine. Che almeno qualche nostro piccolo sogno si sia realizzato. Ma che cosa resterebbe allora da vivere? Niente più sogni, fantasie, solo un'attesa di qualcosa che già hai scoperto. La sorpresa di un'emozione vale più di qualsiasi altra cosa, la riscoperta di ogni giornata è un piccolo tesoro da conservare tra le pagine dei calendari.
Non mi resta che prendere la penna qui, ora, nel presente. Una penna che mi aiuta a descrivere quello che giunge inaspettato dal futuro e mi riempie di emozioni, belle o brutte; una penna normale, senza magia, ad inchiostro, che lascia sulla carta i più bei ricordi e li trasmette a tutti gli altri per renderli partecipi. Una penna che descrive il presente, che è bello così, vissuto a 360° gradi; perchè quando si è felici è anche più facile aprirsi e raccontarsi, perchè quando si ama, c'è poco che riesca davvero a scavalcarti e schiacciarti e una penna può raccontare di più dei migliori oratori..."
February 04 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LVIII"142,6 km in un fine settimana. Un bel viaggio, non troppo lungo, ma abbastanza da raggiungere qualche bella località. In realtà non mi sono spinto molto in là; tutti questi chilometri e questo viaggio sono stati qualcosa di assolutamente nuovo, e di bello. Dove sono andato?
Sono partito per arrivare laggiù e poi tornare indietro, verso casa. Poi sono ripartito ancora, perchè ne avevo bisogno. Avevo bisogno di viaggiare verso quei posti, per provare ancora le stesse emozioni, per sentire battere ancora il cuore. Non ho scoperto nuovi panorami, nuove città, non ho fatto fotografie da rivedere. Tutto è già un fantastico ricordo, che mi spinge ogni volta a riprendere la macchina e a viaggiare. Partirei anche senza macchina... E se all'andata sono da solo, nel viaggio seguente non lo sono più; comincio a conoscere le strade, non mi perdo più. Con l'esperienza imparo il tragitto più breve per arrivare prima, per raggiungere la meta. Quale meta? Una casa, certo. Ma così sarebbe banale, riduttivo. Per me è qualcosa di più: io non viaggio per arrivare ad un edificio e non è detto che le strade percorse siano quelle d'asfalto. Io viaggio per arrivare lontano, ovunque sia. Per spingermi oltre al tutto e al niente, per arrivare là all'orizzonte, dove tu mi stai aspettando e mi aspetterai..."
January 06 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LVII"Un giorno, mentre camminavo per la strada, vidi un uomo passeggiare verso di me. -Chi sei? gli chiesi. Si fermò e non mi rispose. I suoi occhi neri e profondi si fissarono sui miei e nel suo sguardo non trovai nessuna risposta. Quando si ruppe l'incanto, mi accorsi che quello stesso uomo ero io, in un nuovo anno. Non aveva espressione, non aveva storie da raccontare. Mi avvicinai ancora e porsi la mia mano in avanti per stringere la sua.
Decido allora di stringergliela e, svegliandomi da una sorta di torpore, afferro la mano che mi era stata tesa. Quella strana persona che è venuta incontro e che mi ha chiesto chi io fossi mi sorride. Mi accorgo solo ora che è come stare davanti ad uno specchio: quello straniero sono io. Sorride. Ha un'espressione felice, dietro di lui ci sono miriadi di luci e di colori, di visi che raccontano storie e emozioni. Ancora pochi attimi e la figura si avvicina e sparisce dentro di me. Rimango sbalordito per qualche attimo, poi mi volto verso la strada che avevo appena percorso. Davanti a me il vuoto, un bianco da riempire. Timidamente comincio a intraprendere il cammino e già qualche luce e colore riempie gli spazi. Non so bene che cosa mi aspetti al di là di tutto quel bianco."
-Domani il resto... pensò.
December 18 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LVI"L'intensità con la quale canta, sembra che davanti a lui ci sia solo lei e non migliaia di persone. Solo lei..." December 12 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LV"Per avere certe cose, bisogna ammetterlo, si deve avere fortuna. In questi giorni di malattia, per altro non ancora finiti, ho avuto fortuna. Pensate a quei poveretti che hanno l'influenza a formula unica: poveretti, non sanno che cosa si perdono. Io ho sperimentato un po' di tutto: raffreddore, tosse, influenza, mal di testa, mal di stomaco e vomito. Fermi!Non fate spergiuri, non invocate l'esorcista, non andate a predicare nel deserto. Non è follia questa; si tratta di qualche linea di febbre che rimangono sempre dentro di noi, anche quando siamo sani.
Le malattie ti fanno fare certe cose, ti pongono certe situazioni. Meglio ancora se sei in compagnia a subire il bacillo. Lì diventa competizione a guarire prima e indagine a scoprire lo schifoso che ha attaccato all'altro il morboso fastidio.
L'influenza ti fa riscoprire i programmi televisivi della mattina, perchè solitamente si riesce a dormire poco. Quante puntate ci siamo persi andando a scuola di Supercar, Chips, Hazzard e via dicendo? Quante ricette, quanti problemi sociali su Rai Tre abbiamo mancato per dirigerci tra i banchi? Mannaggia, ma perchè non hanno mai invertito la programmazione in tv?
La tosse ti fa sentire un vissuto, uno che le ha passate tutte. Un vecchio, ma di quelli tosti. Scaracchi in giro per la casa, per la città. Servono sputacchiere grandi come anfore per contenere la tua voglia di mostrare a tutti quante ne hai passate.
Il mal di stomaco fa riscoprire la magnesia, perfetta, sublime. Si trova nei barattoli di vetro: ricercatissima da tutti. In casa gira lo spaccio; più bianca più fina, dell'Esselunga (di marca) o dell'Iper, dell'Erboristeria (tagliata male) o della farmacia. Con lei o vomiti tutta notte o tiri dei rutti da sventrare le finestre. Dopo i rutti urli di gioia, dalla finestra aperta.Ed è proprio lì che prendi il raffreddore.
Il catarro della gola si sposta nel naso. Guerra dei fazzoletti. Ne abbiamo a quintali quando non servono. Quando c'è il raffreddore tocca usare la scottex, quella per raschiare la muffa dalle gallerie del Traforo del Monte Bianco. E ci si sfrega via un po' il naso. Il rimedio è la cartigienica. Ma se finisce quella si entra in guai ben peggiori.
Dopo che hai soffiato via tutto il mal di testa ti soprende dietro l'angolo. Si rimedia con le pastiglie. A manetta. Sei stremato, al limite delle forze. Basta. Ci dai dentro con Aulin, Optalidon e siringate nelle chiappe. Ti rimetti alla televisione, ma ormai è sera e, vedendo Papi che conduce la Ruota della Fortuna, credi di esserti fatto la siringa sbagliata. Poi ti accorgi che è realtà e spengi tutto, per non vedere Conti abbronzato il 12 Dicembre. <<Ma vaffanculo>> parte spontaneo. Ma dentro di te senti salire una forza, una spinta. Corri in bagno ad abbracciare il cesso e ti sfoghi. Scena idilliaca che fa invidia a Dario Argento e all'esorcista, che nel frattempo avrete chiamato.
Il resto è questione di testa. Bisogna riprendersi psicologicamente, altrimenti si resta sempre avvinghiati nelle coperte assaliti dai microbi. E qualche volta, guariti, si rimane lo stesso un po' provati...diciamo un po' febbricitanti, un po' matti."
December 02 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LIV"Ognuno al suo posto Il tempo volgeva al bello, le nubi nere si allontanavano all’orizzonte e già i primi raggi di sole asciugavano l’asfalto. Del violento temporale scoppiato qualche ora prima restavano solo delle pozzanghere poco profonde.
Jenny, una ragazzina di 15 anni, uscì dalla scuola correndo con le amiche: le lezioni erano finite. Insieme scrutarono il cielo, verificando che il temporale avesse esaurito le sue scorte d’acqua. Si lanciarono tra le pozze saltando come grilli, schizzando acqua ovunque, ridendo come matte. Jenny si fermò, vedendo il suo riflesso in una delle pozze: si stava facendo grande. Riprese a correre per non perdere di vista le sue compagne; saltò da una pozza all’altra, calciando l’acqua, saltò ancora in una pozzanghera. E fu in quel momento che precipitò. Quando aprì gli occhi si ritrovò davanti a sé stessa, davanti a quello che sembrava essere lo specchio del bagno di casa. Vide i sanitari e tutti gli oggetti personali. Si stava pettinando, poi si truccò. Compì tutti quei gesti naturali in maniera involontaria, come se stesse seguendo la sua stessa immagine. Ad un certo punto si spostò e sparì dal quadrato che delimitava la zona in cui aveva riconosciuto l’arredamento di casa, come se fosse uscita da un’ inquadratura. Rimase paralizzata, intorno a sé il buio totale. Non riusciva a formulare pensieri, era solamente sospesa nell’oscurità. E senza che il tempo scorresse, si trovò davanti ad un’altra inquadratura: questa volta riconobbe il salotto, dove appeso ad un muro stava un grande specchio. Si mosse secondo i gesti della propria immagine riflessa. Sparì, rimase sospesa nell’oscurità senza sentire il trascorrere del tempo e ricomparve davanti a sé stessa ancora una volta. Alle sue spalle riconobbe il giardino di casa sua e vide il cielo che stava liberandosi dalle ultime nuvole. Seguì i movimenti. Sparì." (Concorso "300 parole per un incubo- scheletri.com)
November 24 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LIII"No...non è giusto. Come si fa? Sembra tutto facile, ma in realtà non lo è. Non lo è e basta. Manca il respiro, irraggiungibile... Rabbia dentro di sè. Chi è quello?Dove va?...Meno di due settimane..Angelo mio...aspettami a casa,vero?...Ancora se ne va...
Dai.... Un solo pensiero o troppi?"
<<Così grande, ma così difficile da descrivere>> pensò.<<A volte le parole non bastano>>.
November 20 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LII"<<Questa partita non s'ha da fare>> pronunciava tra sè e sè, mentre in camera suonava ancora una volta il cellulare. Un suo amico aveva bisogno di un paio di scarpe, sempre che si fosse giocato... L'unico posto dove avrebbe potuto trovare un paio di scarpe avanzate negli anni era il ripostiglio di casa. A passi strascicati, dopo una giornata intera di università, si diresse verso lo stanzino buio. Accese la luce, fece abituare gli occhi e guardò nel casino di quella stanza, alla ricerca di un paio di scarpe adatte per il calcetto. <<Mocassini...no...scarpe da sera...no...lassù..che leggo?Adidas?Perfetto>>. Se ne stanno ben in alto le Adidas, e guardano verso il basso con aria di sfida, sapendo di non poter essere raggiunte da braccio umano e sicure di trascorrere il loro resto del tempo chiuse nella scatola e non in un piede, magari maleodorante. Per raggiungerle non bastava la sua altezza, ci voleva un bel salto e uno scatto di una mano per tirare giù il paio.
Interrompo la narrazione. Lo scrittore interviene, dall'alto della sua onniscienza. Tutti sappiamo che saltare in casa non desta problemi: i soffitti dovrebbero essere alti mediamente 3m, magari qualcosa meno. Un salto di un ragazzo di 1m 90cm raggiunge il mezzo metro, andando a spanne ovviamente. Quello che intendo dire mi sembra chiaro comunque. Un salto non ha conseguenze dirette. Quello da sapere è che gli stipiti alti delle porte non hanno l'altezza dei soffitti. Altra banalità. Era per chiarire quanto avviene dopo.
<< E uno...e due....e oplà>>, braccio proteso in alto, balzo agile e scattante. Testata violenta, truce, crudele, maligna contro lo stipite alto della porta. Una padellata, con una padella da paella (giochi di parole orribili), avrebbe procurato meno dolore. Una fitta tremenda, perchè le legnate a sorpresa sono quelle che più ti colpiscono. Ti colpiscono soprattutto dentro, nell'animo. Un dolore lancinante. Il braccio rimane molle lungo il torso, gli occhi si appannano, i primi segni di demenza si vedono nel rivolo di bava alla bocca e l'espressione inebetita. Le scarpe guardano divertite la scena dall'alto.Potevano almeno avvisare. I sensi tornano pian piano. Ma il dolore alla testa rimane.
Ancora adesso, mentre scrivo, la testa pesa sul collo. Una dormita risolleva tutto. Qualche dolorino qua e la nel collo e nella testa. Ho fatto fatica a scrivere queste poche parole. Una dormita solleva tutto. L'avevo già scritto?Ahi..."
<<Scarpe di merda>> pensò
November 01 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LI"Ho trovato una castagna matta nel garage. In un primo momento mi sono stupito, ma con un gesto naturale mi sono chinato a raccogliere. Dicono che le castagne matte prevengano le malattie, una volta tenute in tasca o vicine a sè.
Dopo aver sistemato la macchina gigante dentro il box ed essermi allontanato, mi sono reso conto della stranezza. Che ci faceva lì una castagna?Come ci è arrivata? Non ho saputo rispondere, dunque dovrebbe essere un segno. Più che un segno è un qualcosa che devo ricordare. Una castagna matta ogni volta che certe situazioni imboccano una strada. Una castagna matta per ogni volta che non succede, per ogni volta che ci ripensi sopra, per ogni volta che ti ritrovi a scrivere quello che vorresti fosse accaduto, per ogni rimorso. Una castagna matta per ogni desiderio mai espresso, ma sempre nel cuore. Una per la propria incapacità d'agire.
Per adesso me la tengo in tasca. Poi si vedrà. Magari è la volta buona che non mi ammalo..."
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