| daniele's profileio,me&daniPhotosBlogLists | Help |
io,me&daniOctober 06 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXXVII "Accade spesso di sognare. Qualche volta ricordiamo anche le immagini di ciò che abbiamo vissuto. Sembra che ci ricordiamo dei sogni che si sviluppano poco prima del nostro risveglio... ma le interpretazioni sono davvero tante e le teorie ancora maggiori, quindi lascio ad ognuno la propria teoria. Pochi giorni fa ho fatto un sogno davvero strano, un po' come tutti; ma questo aveva qualcosa di straordinario. Iniziava più o meno così... Sono in una classe, forse uguale a quella del mio liceo, forse mi trovavo nella classe di liceo per eccellenza, un po' uguale, un po' diversa a tutte le classi. Ci sono delle presenze, i miei compagni, ma non li distinguo. Sono in piedi davanti alla lavagna, a fianco a me c'è un mio compagno di liceo che riconosco. Riconosco purtroppo anche la professoressa: l'Alessandroni. Riconosco la situazione: sono interrogato in matematica. Prevedo uno degli incubi peggiori. In realtà l'interrogazione volge verso il paradosso, verso qualcosa che non ha molto senso... Del resto sono immerso nel mondo dei sogni, dove non ci sono regole stilistiche, regole logiche; dove lo sceneggiatore non esiste, ma il tutto risulta essere un concetrato di fantasia, idee, follia. La prof.sa, invece di esporre un problema, un'equazione, un qualcosa di matematica (mi viene in mente da citare solo "problema" ed "equazione"; matematica è il mio incubo anche quando sono sveglio ndr), offre una sfida quanto mai singolare. La lavagna ha delle dimensioni sproporzionate, e al lato di quest'ultima si trova uno strano marchingegno/essere/mostro/non so cosa ho bevuto la sera precedente per sognarlo: c'è un uccellino (finto, di non so quale materiale ma non importa) alle zampe del quale sono legati con lo spago dei cruciverba, che pendono verso il basso. La professoressa spiega: "Trovate un modo per fermare l'uccellino, utilizzando solo formule matematiche". Già, perchè questo uccellino inizia a muoversi dal bordo della lavagna e percorre volando molto lentamente la superficie della stessa, come una specie di segna tempo. I cruciverba svolazzano al vento. Io comincio a scrivere un'operazione, ma siccome un fondo di verità c'è sempre, sono davvero scadente, impreparato, un po' capra. Quindi mentre io scrivo (se volete annotarvi i numeri per il superenalotto...poi si smezza se succede qualcosa, eh?) 26 diviso 45+12/(x+1)(x-1), vedo che la lavagna del mio compagno si riempie di numeri ed operazioni, tutte giuste. Non capisco dove voglia arrivare per fermare l'avanzata del passeraceo, e resto nel mio brodo. Apro una parentesi per sottolineare quel maledetto (x+1)(x-1) che deve essere un maledetto giochetto dei matematici per esprimere in realtà un'altra operazione...ma non ci ho mai capito niente, nemmeno imparando a memoria... Dunque il panico comincia a salire, e il sogno si trasforma in incubo tra i peggiori, quelli in cui non riesci a fare le cose. Io non riesco a fermare l'avanzata. Ma ecco la svolta. La trovata. Il genio. L'illuminazione. L'acume. L'apice. Il "tocco". La finezza. Il mio "io" dei sogni cancella tutta la lavagna. Sembra concentrarsi un attimo e poi, con sorriso beffardo, scrive una cifra seguita da una lettera. 1609,344 m (proprio questa!!! ndr)! Forse avete già intuito a cosa si riferisce. E' la cifra numerica in metri dell'unità di misura del Miglio. Cosa c'entra? Miglio:Il miglio (Panicum miliaceum, L.) è una pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia delle Poacee (o Graminacee). Rientra nel raggruppamento dei cereali minori. (Quest'ultima definizione non l'ho sognata, è presa direttamente da Wikipedia.). Miglio, cereali per il quale sono ghiotti molti passeracei! Non c'è seguito alla storia, perchè non so se effettivamente l'uccellino si sia fermato a gustare, perchè l'immagine seguente era quella di camera mia. Mi sono svegliato ridendo." October 02 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXXVI "La verità è che nessuno guarda più dritto negli occhi delle persone. Eppure ritengo che sia una delle cose più belle da fare quando ti trovi davanti a qualcuno che conosci, ad un amico, alla persona che ami. Ci sono molti modi di guardare, vedere, osservare, scrutare... Certi sguardi sorprendono, sembrano interrogarti; in quell'istante senza tempo uno sguardo può emozionarti; in alcuni occhi si vede la tranquillità di un'amicizia, in altri la curiosità di conoscersi, in alcuni la paura di perdersi, in altri le lacrime. Mi piacciono gli occhi. Riduttivo chiamarlo semplicemente sguardo; chiamarli occhi. Molte le frasi, i detti come "gli occhi sono lo specchio dell'anima". Frasi fatte per chi ci vuol credere. Guardarsi e sentire un'emozione. C'è bisogno di una frase per questa meraviglia?" August 10 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXXV "Lancio ancora una volta il frisbee. Ultima serata, la più difficile da chiudere. Già volate due settimane, ma non è tempo di stare a pensare, di stare a ricordare. E' tempo di andare avanti perchè così solo si può andare. E allora vi dico che andrò avanti, semplicemente così, con le valigie sempre piene, con il sorriso e i pensieri leggeri. Le vacanze universitarie sono le migliori; non c'è niente da fare. Ci sarebbe da dire, ma è meglio lasciar perdere e mandare a cagare la parte discorsiva; aneddoti, storie, risate... le "cartoline" personali di un'estate. Ci sarà tempo per raccontare! Sono passate due settimane e si va avanti così. Chi si ferma è perduto ('orca mignotta, che serietà!!). Avevo bisogno di andare lontano (sta favona, ben 1093km...!!! Aiut'!), di cambiare un attimo aria. Ora sto in pausa ancora un po'. Poi ci si rivede a Settembre. E sarà un nuovo anno. Entusiasmo a mille. Lancio ancora più forte il frisbee... riescono a prenderlo. Che caldo fa!? Non ho voglia di chiudere la serata, vorrei, come sempre, come ogni volta, come ogni maledetta volta, ricominciare e ripartire per le vacanze. Sarebbe bello. Sarebbe troppo. Non avrei mai dei ricordi così. E allora vi lancio ancora il frisbee. Provate a prenderlo stavolta. Sorrido. Guardo in alto. Luna. Che belle le vacanze..." June 27 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXXIVBasta. Ho perso. Ho sempre perso, forse non sono mai entrato in partita. Ma cosa vado a pensare? Non so nemmeno di che cosa stiamo parlando, non so nemmeno scrivere. Sono indietro anni... sono rimasto indietro, dove pensavo di essere arrivato? Buttare via tutto. Il mio ruolo mi è stato assegnato già tempo fa, e non ho mai voluto crederci; non ho mai voluto assumerlo con convinzione. Chiara è la vicenda; tutto è come sembra, senza troppi problemi o ripensamenti. Ti dicono di riflettere, di cercare, di capire, di aspettare. Amo queste cose. Non è mai vero niente. Vendo tutto, anche i ricordi. Al primo offerente. Mai entrato in partita; sempre avuto le idee sbagliate. Sempre perso. Per fortuna ognuno ha il suo ruolo. Ha la sua parte. La mia parte è sempre stata lì ed ho cercato di non pensarci. Ma nessuno può uscire dal proprio ruolo. Tutto ha un suo senso. Tutto gira secondo leggi e teorie. Tutto è ragionato e pensato. La ragione detta legge. Bella roba. Basta. June 07 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXXIII Lacrime che nessuno vede. Musica che nessuno sente. Indossa la tua maschera e vai avanti. Indossa la tua maschera e recita sul palcoscenico di ogni giorno; il copione è già stato scritto: rispettalo e vai avanti così. Non puoi sbagliare, tutto è già previsto; i ragionamenti sono già stati fatti e non si può agire diversamente. La ragione prevale sempre. Indossa la tua maschera e fai finta che la vita vada avanti lo stesso, fai finta che non sia passato del tempo: sei sempre sul tuo palcoscenico a recitare una parte. Sei sempre sul palcoscenico a recitare la tua vita, a mostrarti ad un pubblico che è pronto a distruggerti in un istante. Un pubblico che per amarti necessita anni di spettacoli. Va tutto bene, passerà. Tutto quello che fai sembra sbagliato, ma fa parte di un copione che non hai ancora letto. Un sipario che non si chiude mai. Un pubblico che non ti applaude mai, che non è mai soddisfatto. Sa solo giudicare. Tutti recitano una parte. Tutti hanno una parte. Inchino profondo. Nessuno applaude. Lo spettacolo deve andare avanti. June 05 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXXIIInvertire la rotta. Cambiare completamente il proprio punto di vista, andare contro le proprie idee. Pensarla in modo diverso, scovare le idee che non avresti mai preso in considerazione. Che cosa devo fare? Non lo so. Non lo so proprio; non so nemmeno da dove ripartire, non capisco a che cosa devo puntare. In poco tempo è cambiato tutto; in poco tempo sono cambiato, siamo cambiati e il mondo non sembra dare segni di aver colto questo cambiamento. Il calendario va avanti allo stesso modo, non si ferma mai a chiedere spiegazioni. L'importante è strappare la pagina dei giorni che passano e vedere quale sarà il santo del giorno dopo o la frase o la ricetta. O il compleanno. Quello che deve avvenire è scritto qualche pagina avanti, ma ben presto diventa carta accartocciata nel cestino e tutto avviene molto rapidamente. Tutto è già accaduto: la parte migliore è aspettare. La parte migliore è andare a letto la sera prima di quel giorno che aspetti. La parte migliore è saper attendere e gustarsi le ore di attesa, provare a immaginare come sarà. Poi ci sono solo i ricordi e i rimpianti di come poteva essere e di come non è stato. E allora sono fotografie, sono lettere, sono ricordi. Tutti dentro scatole, dentro memorie di computer, di telefoni, sparsi per la casa, ovunque. Da nessuna parte. Non sai nemmeno da dove ricominciare. Chiedere di rifare, di ripetersi. Una ripetizione che non sarà mai uguale, perché il presente è effimero. Il presente quasi non esiste. C'è solo il passato o il futuro. Il passato già non c'è, il futuro ancora non c'è. Siamo in mezzo a questo scontro di tempo. Le emozioni ci colpiscono e scolpiscono i nostri ricordi. Viaggiamo in avanti guardandoci solo indietro. E' passato un anno e non riesco a crederci. E' passato un anno, ma non so quantificarlo; non sono in grado di dire che cosa sia successo. Forse ho sognato, forse sto sognando. Forse sono troppo stupido; sono troppo al di là delle cose. Un nuovo compleanno, un nuovo anno. Ma è davvero andata così, di nuovo? Sto toccando il fondo; sempre più giù, sempre più su. Su e giù dentro un gioco del destino che nessuno controlla e che tutti conoscono. Su e giù sull'altalena della vita. Un moto continuo che non ha spiegazioni, non ha regole e non guarda in faccia a nessuno. Tutto deve finire, forse è già finito prima ancora di cominciare, perché quello che importa è l'attesa. Sto ad aspettare allora, per poi ricadere e trovarmi in fondo al nulla. Per trovarmi a pensare, come sempre e mai concludere. Per trovarmi a ridere di me stesso, mentre il mondo va molto più veloce verso il futuro senza pensare. Perché forse è giusto così, e io rimango sempre indietro. E le scatole si riempiono di ricordi. E il mio sguardo è rivolto sempre verso il passato. Verso il 22. Svegliati dani, ormai sono già 23. May 28 Dalla Fenomenologia di Hegel al cambiamento di personale dell'autogrill di Muggiano Est LXXI"No, non ci siamo. Con gli occhi proprio non c'è feeling. Tutto è iniziato quando ero ancora un giovane alunno della scuola elementare, quando portavo tranquillamente il grembiule e le scarpe con le strip perchè quelle con le stringhe erano per i grandi che sapevano fare i nodi. Sono miope, e questo lo sanno tutti. Allora pero' non lo sapevo mica. Me ne sono accorto nel momento in cui cominciavano a sfuggirmi dei particolari in giro per la città. La curiosità di quegli anni spingeva i miei compagni e i miei genitori a guardarsi intorno e indicare cose nuove. Case, palazzi, alberi, monumenti strani non erano un problema. I cartelli e i cartelloni pubblicitari un po' di più: nel momento in cui mi veniva indicata una scritta da leggere la mia risposta era sempre "Dove, dove?". Anche i cartelli stradali erano un mondo a parte. Non vedevo una mazza. Per fortuna la patente era lontana. Il gioco del periodo era infatti riconoscere o leggere i cartelli. Ma la mia risposta a domande del tipo "Che cartello è quello?" era sempre la stessa :"Dove, dove?". In un primo momento si pensava fossi distratto...ma non vedere la scritta STOP destava troppi sospetti. Una visita dall'oculista fu la conseguenza più logica. Sinceramente non mi ricordo come è andata, ma sono sicuro che sono uscito dallo studio per andare subito dall'ottico e farmi gli occhiali. Non dico che dovevo andare in giro col bastone bianco e un cane con la pettorina della Croce Rossa, ma la sensazione era quella. Da quel giorno mi sono ritrovato con un paio di occhiali appiccicati sul naso. Molte vicende si sono succedute. Ricordo strane pastiglie ai mirtilli dentro le carote, che fanno tanto bene alla vista (certe notti mi sembrava di vederci come i gatti), occhiali persi o rotti, cambi di lente per il peggioramento della miopia, visite oculiste strambe con medici che ti illuminano il cervello e ti dicono se ci vedi (ma che cazzo ci vedo se mi punti una torcia di fiamme nella pupilla?), fotografie alla retina, medicamenti e tanto altro ancora. L'allergia non aiuta il mio rapporto con gli occhi, che in questo periodo lacrimano un sacco. E allora l'ho pensata giusta e ho deciso di provare le lenti a contatto per quando gioco a calcetto, dal momento che giocare con gli occhiali è un rischio e giocare senza è una tragedia (non vedo nè la porta, nè la palla nè i miei compagni). Ho avuto sempre dei dubbi perchè solo il pensiero di qualcosa nell'occhio mi rende tipo Edipo: piuttosto me li cavo all'istante. Basti pensare che mi dà fastidio guardare nei centri commerciali gli appendini di ferro dove si agganciano i prodotti. Quelli rivolti verso l'esterno; mi basta guardarli che me li sento già tutti dentro negli occhi. Per questo non faccio mai il fai-da-te. Infine mi sono rassegnato e ci ho provato. Sono andato dall'ottico pensando di cavarmela in pochi istanti. In verità ho scoperto che non è facile come sembra, anche spalancarsi le palpebre con le dita e metterci dentro una lente non è il mio hobby preferito. Tenendo presente che non sono abituato a truccarmi e ficcarmi matite negli occhi, il procedimento è risultato più difficile del previsto. In verità non mi danno fastidio per niente, anche se l'occhio mi diventa rosso e sembro Terminator. Il destro (occhio) sembrava essere consapevole di quello che accadeva e la lente è entrata praticamente subito. Il sinistro non ne vuole sapere ancora. Come al solito quelli a sinistra devono sempre complicare le cose e andare contro corrente. Imparerò in fretta, anche se aprirmi gli occhi forzatamente è una cosa che non mi torna. Così per un po' di tempo mi sono trovato con un occhio senza lente. Ho provato a fare un giretto, ed è stata un'esperienza devastante. Vederci con un occhio, ma non con l'altro è provoca degli scompensi, anche perchè l'immagine che vediamo è una sola. Non capivo dunque se ci vedevo o no. Non sapevo se svenire, vomitare nel negozio, bestemmiare e girare il collo di 360°. Ho risolto con un sorriso di circostanza e ho detto che andava tutto bene, ma era meglio togliersi la lente. Il procedimento per togliersi la lente, secondo me, è vietato dalla legge italiana, ma nessuno lo sa. Spalancare l'occhio con due dita e infilare due dita ad uncino per pizzicare e tirare via la lente. No, dico, ma stiamo scherzando? La signora mi dice che c'è un altro metodo, più brutale ancora. Ma cosa può esserci di più brutale? Vi dico la verità. Io non avevo ancora visto niente, per restare in tema. La tecnica consiste nel prendersi l'occhio e strizzarlo, come quei giochi per ragazzi in cui strizzi l'occhio grande quanto una palla da tennis ed esce un liquame gommoso dalla retina. Siamo sullo stesso livello. La lente esce fuori come un tappo esce dallo spumante. Solo che l'occhio strizzato è il mio e non è di gomma. Ma risale al Medio Evo più oscuro una cosa del genere. Ho subito imparato il metodo tradizionale. Preferirei tenermi gli occhi nelle orbite. Ma prima o poi imparero' a togliere e mettere le lenti a contatto, anche con una certa classe. Altrimenti giocherò a calcetto senza occhiali, ripetendo e ricordando una frase tipica della mia gioventù. "Dove, dove?" |
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|